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Tanti programmi permettono di bloccare e nascondere le cartelle sul sistema Windows; quasi nessuno di questi programmi, però, ha le stesse potenzialità di My Lockbox. La differenza che c’è tra gli altri applicativi e questo è molto importante: gli altri programmi, infatti, non nascondono veramente la cartella; se provi ad accedere in modalità provvisoria, probabilmente, la cartella è visibile ed esposta a tutti.

My Lockbox invece è un programma veramente ben fatto; impostando la cartella come nascosta, neanche tramite modalità provvisoria potrai accederci, se non inserendo la password che hai impostato. Quindi massima sicurezza per i tuoi dati.

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eMule e i Server spia

Febbraio 22, 2008

Segui queste istruzioni per usare il client P2P evitando di collegarti ai Server spia.

I Server spia sono creati, dalle stesse major, per tracciare gli IP degli utenti collegati e per vedere chi scarica cosa.

Il suggerimento che segue è utile per qualsiasi versione di eMule.
Una volta avviato eMule, vai sulla scheda Server ed elimina tutti i server presenti nella lista, cliccando con il tasto destro su uno dei server presenti in lista e dando il comando Elimina tutti i Server. Ora vai su Opzioni, poi su Server, quindi clicca su Lista.
Ti si aprirà il BloccoNote di Windows. Inserisci nel file di testo i seguenti URL:
http://peerates.net/servers.php
http://www.gruk.org/server.met
http://www.server-met.de/dl.php?load=gz&trace=33357819.4167
http://ed2kmet.x24hr.com/pl/slist.pl?download/server-good.met
http://ed2kmet.x24hr.com/pl/slist.pl?download/server-best.met

Se sono già presenti altri URL, eliminali. A questo punto, chiudi il blocco note salvando il file; ogni volta che verrà avviato eMule verrà aggiornata la lista dei Server con quelle presenti sui siti che hai appena incollato sul file di testo.
In questo modo eMule scarica principalmente liste di Server non spia. Per essere sicuri al 100% di non navigare su server Spia, puoi usare PeerGuardian , un ottimo programma che blocca le connessioni verso indirizzi IP ritenuti sospetti.

A me la lista dei server si è dimezzata, dopo l’aggiornamento senza i server Spia. La tua invece?

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Dove non arriva l’antivirus ed il firewall arriva lui. SpyBot Search and Destroy scova, distrugge, controlla, previene, ravana, lima, brucia e disinfetta il sistema operativo. Il suo obiettivo sono dialer, spyware, voci di registro sospette, programmini che tracciano la navigazione, barre ficcanaso di Internet Explorer, cookies amari e altre schifezze del genere.
Il programma all’avvio permette di scegliere la lingua tra le tantissime disponibili, italiano compreso.

Può essere lanciato in modalità semplice (easy) o completa (advanced), a seconda delle cose da fare. La modalità completa comprende anche delle utility, quindi è senz’altro più comodo usare sempre la modalità completa.
In entrambi i casi vince il confronto col più noto e diffuso AdAware dato che Spybot riconosce molti più programmi subdoli ed è completamente gratuito e persino educativo. Fornisce moltissime informazioni complete di indirizzi Web su tutte le “infezioni” e spioni trovate, e la esaustiva guida in italiano insieme alle numerose istruzioni disseminate nel programma fanno si che qualsiasi operazione possa essere eseguita nella piena consapevolezza e imparando persino a gestire meglio il proprio computer con un occhio di riguardo alla sicurezza e alla privacy.

Spybot può anche mostrare l’elenco dei processi attivi, controllare quali programmi vengano avviati in maniera trasparente o meno all’avvio del sistema operativo, e scovare anche eventuali keylogger (i programmi che registrano tutti i tasti digitati, spesso installati da mammine premurose o capufficio intelligenti) nonché aggiornare via Internet il proprio enorme database, con tanto di notifica via email di eventuali aggiornamenti disponibili.

È anche possibile far modificare a Spybot il proprio file “hosts”, impedendo tecnicamente ad un gran numero di noti server pubblicitari o sospetti di dialogare col proprio computer. L’operazione è reversibile, così come la rimozione di dialer, cookies e spyware. Tutto può essere ripristinato nel caso, ad esempio, che un programma smetta di funzionare privato dell’adware che lo accompagnava.
La modalità avanzata del programma, consigliata a chi vuole tanti bottoni e opzioni in più, permette qualche controllo in più di quel che avviene.

Dulcis in fundo: “Spybot è dedicato alla ragazza “più meravigliosa” della terra:)” dice l’autore, e quindi chi vuole può mandargli via Paypal o per posta qualche Euro per andarsi a mangiare la pizza con la sua bella e continuare senza problemi lo sviluppo del programma.

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PeerGuardian, il programmino di Phoenix Labs pensato per tenere fuori dalla porta del PC gli indirizzi IP noti per essere al soldo di RIAA, MPAA e simili organizzazioni dedite alla “caccia al condivisore” è molto più che utile durante le sessioni con il proprio client di P2P preferito: è indispensabile.

Il piccolo, discreto tool di IP filtering di Phoenix Labs (ex-Methlabs) serve a bloccare specifici range di indirizzi IP notoriamente utilizzati da cybercop, associazioni e istituti universitari per ficcare il naso negli affari degli utenti del P2P.

Tra i metodi con cui gli utenti del P2P tentano di celarsi ai molti occhi che scrutano la rete, alcuni dei quali in cerca di abusi e violazioni di copyright, i filtri di indirizzi IP sono quelli che vanno per la maggiore. Tra i software più noti di questo tipo c’è PeerGuardian 2 di Phoenix Labs, che nel manuale online viene descritto come “un filtro IP open source pensato per bloccare indirizzi IP di alcune organizzazioni e aziende che potrebbero voler identificare gli utenti mentre usano Internet e le reti peer-to-peer”. Le finalità sembrano più che legittime, senonché il programma blocca in realtà diversi noti siti italiani, tra i quali anche quelli che nulla hanno a che vedere con major o enti di controllo governativi.

PeerGuardian può lavorare con diverse blocklist, ciascuna delle quali raccoglie un certo numero di IP relativi ad un particolare settore: la lista ADS, ad esempio, contiene indirizzi che hanno a che fare con l’advertising online, mentre quella GOV comprende gli IP di organizzazioni governative, organi di polizia e pubbliche amministrazioni. In totale si parla di quasi un miliardo di IP, buona parte dei quali, quasi 750 milioni, appartengono alla lista P2P, che è poi quella utilizzata di default da PeerGuardian.

Come sempre accade quando si ha a che fare con liste di tal genere, incluse le ben note blacklist antispam, non tutti gli indirizzi che finiscono sul “libro nero” sono necessariamente “cattivi”. Se il database ha dimensioni ragionevoli, e viene costantemente aggiornato e verificato da un adeguato numero di persone, la tolleranza d’errore rimane accettabile. Il problema nasce quando si raggiungono le proporzioni titaniche dei filtri di PeerGuardian, e a gestirli c’è una società con risorse assai modeste come Phoenix Labs: in questo caso si verifica che, con il passare del tempo, i falsi positivi si accumulino sempre più, e le blocklist assumano l’aspetto di un profondo pozzo di acqua stantia sempre più difficile da depurare.

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E così accade che il filtro P2P di PeerGuardian 2, probabilmente utilizzato da decine di migliaia di utenti Internet in tutto il mondo, blocchi da mesi IP come quello di PI, persino associandolo erroneamente alla ex società di telecomunicazioni Verestar, e con esso chiuda la porta in faccia ad altri noti siti italiani come corriere.it, gazzetta.it, pcw.it, mondadori.it, ilmeridiano.info e chissà quali altri. Tra i siti non bloccati, in diversi casi PeerGuardian filtra però le connessioni a vari server per l’advertising o le statistiche di accesso (persino se non si seleziona il filtro ADS), causando rallentamenti o errori nel caricamento delle pagine.

È vero che è possibile spegnere il filtro web di PeerGuardian semplicemente cliccando sul pulsante “Allow HTTP”, ma ciò non toglie che, nella sua configurazione predefinita, il programma provveda a setacciare l’intero traffico che passa attraverso la porta 80.

Alla domanda “PeerGuardian is blocking my favourite site! How do I unblock it?” contenuta nelle FAQ di PeerGuardian, gli autori del software si limitano ad istruire l’utente su come sbloccare un particolare indirizzo, ma nulla dicono su come fare a suggerire – non pretendere, soltanto suggerire – l’eliminazione di quell’IP dalla blocklist.

Sull’effettiva utilità di questi filtri ci sarebbe poi da discutere a lungo. Per raccogliere in breve tempo gli IP di migliaia di utenti del P2P, alle major può bastare (se nessuno glielo contesta) un abbonamento ADSL con un qualunque provider Internet del globo e spacciarsi per un utente qualsiasi. In ogni caso, chi non desidera rinunciare a PeerGuardian ma non vuole rinunciare neppure a navigare su molti siti innocui, ha due opzioni: disattivare in toto il filtro HTTP mediante il già citato pulsante “Allow HTTP” presente nella finestra di PeerGuardian 2, oppure cliccare col tasto destro del mouse sul log del programma, in corrispondenza dell’indirizzo del sito che si vuole continuare a frequentare, e aggiungerlo così in modo permanente alla lista dei siti di fiducia.

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